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Chi sono io?

Riflessioni sui percorsi di normodinamica

picasso preparatorio demoiselles avignoneLa nostra identità comincia a formarsi già prima della nascita attraverso il rapporto con nostra madre prima e con le altre figure di riferimento poi.

Le modalità relazionionali in cui siamo immersi ci portano a cercare e trovare strade (relazionali) per soddisfare i nostri bisogni: esse sono connesse alle risposte che via via riceviamo dall'ambiente che ci circonda; sono quelle che funzionano meglio, per lo meno nel contesto in cui nascono.

Ogni volta che ci identifichiamo univocamente con una di queste modalità e  pensiamo "Questo sono io!", immutabile nel tempo, la trasformiamo in un percorso obbligato e automatico. Non è più solo uno dei tanti modi per soddisfare un bisogno, diventa invece parte della nostra identità. Ma accade che un certo numero di volte tali percorsi non siano più adatti a contesti mutati e non siano in grado di soddisfare tutti i bisogni vivi nel momento presente.

Quando pensiamo "Questo sono io!" come qualcosa di statico e immutabile, auto limitiamo la nostra libertà e impediamo alla vita, anche la nostra, di scorrere e manifestarsi per ciò che è nel presente. D’altra parte se lo facciamo è perché quella modalità ha un senso almeno per una "parte" di noi...

E le altre "parti"? Come ci sentiremmo mettendoci in una posizione in cui il nostro "Questo sono io!" riuscisse ad espandersi e ad includere più "parti" rispetto a ciò che facciamo abitualmente?

Cosa potremmo trovare ponendoci la domanda "Chi sono io?" senza attaccarci a risposte precostituite?
Si dice che "Chi sono io?" sia una domanda che può metterci in contatto con le nostre radici più profonde, con le nostre aspirazioni più ampie e col punto di congiunzione tra esse: il presente.

Perché usare il proprio tempo per fare questo? Perché "più felici di così si può" è la mia personale risposta...

Passato Futuro Presente...

Il metodo normodinamico, di cui lo Yoga Evolutivo® fa parte, usa la pratica corporea e la meditazione per stimolare un ascolto attivo di ciò che avviene al proprio interno. Attraverso l'ascolto si avvia un processo di espansione della coscienza che genera intensità e ampiezza. E ci porta ad incontrare di nuovo ciò che avevamo nascosto in qualche cassetto sperando che fosse lontano dagli sguardi di tutti, incluso il nostro. Il punto intorno al quale stiamo girando. La modalità a cui siamo attaccati.

Attraverso il lavoro corporeo abbinato all'osservazione di se stessi e delle relazioni in atto, è possibile disegnare una "mappa viva delle relazioni". È viva perché si modifica con lo scorrere del tempo. Può servire a fare collegamenti tra la nostra storia autobiografica, le relazioni in atto, i nostri bisogni e le nostre aspirazioni. Nel presente.
Può servire come supporto per attivare uno stato di apertura cioè uno stato psicofisico (fisico, energetico, emotivo, mentale, psichico) in cui anziché rispondere in maniera automatica lasciamo che si manifesti quello che la vita porta.

Quando si attiva uno stato di apertura interiore, siamo in grado di accogliere le spinte interne al cambiamento che si manifestano naturalmente. Siamo in grado di accogliere la vita per come è.

La meditazione e la comunicazione empatica sono parte integrante del percorso e consentono di allenarsi ad un'osservazione non giudicante di ciò che ci accade.

Questo tipo di lavoro non ha obiettivi terapeutici in senso stretto e non vuole condurre ad aderire a risposte precostituite: offre piuttosto la possibilità di un'esplorazione personale.

Propone un percorso esperienziale che parte dal corpo e dalle emozioni per consentire un contatto profondo col proprio mondo interiore. A partire da questo contatto ciascuno può trovare strade per soddisfare i bisogni vivi nel presente tra cui anche il bisogno di libertà; e già questo implica la possibilità di andare oltre i limiti di una visione immutabile di se stessi.

Quando si può cominciare? In qualsiasi momento: da bambini, ragazzi, giovani, in gravidanza, in età adulta.

Angela Attianese

 

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